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VALENTINA GRECO
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VALENTINA GRECO
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VALENTINA GRECO
Visual Designer & Creative Technologist
Una visione. Linguaggi diversi.
Immagini, identità ed esperienze digitali e audiovisive, tra creatività, cultura visiva e tecnologia.
About me
Sono Valentina Greco, Visual Designer & Creative Technologist. Progetto identità visive, siti ed esperienze digitali, immagini fotografiche e lavori audiovisivi, intrecciando ricerca, racconto e tecnologia.
Lavoro con brand, agenzie e realtà culturali, accompagnando i progetti dalla direzione creativa alla realizzazione.
La mia formazione unisce Graphic e Visual Design, Comunicazione e DAMS e la specializzazione in Scritture, Immagini e Media Digitali.
Nel tempo ho approfondito progettazione grafica, brand identity, web design, fotografia, cinema, montaggio e strategie digitali, con attenzione anche alle tecnologie emergenti e all’intelligenza artificiale applicata ai processi creativi.
È da questo incrocio che nasce SPAZIO147: un luogo in cui linguaggi diversi convivono e diventano esperienze coerenti, riconoscibili e vive.
Aree di lavoro
Spazio147 tiene insieme linguaggi diversi: identità visive, esperienze web, cinema e fotografia, con una direzione autoriale e concreta.
Identità, sistemi visivi, impaginati e materiali narrativi pensati per durare oltre il singolo formato.
Siti, interfacce e ambienti digitali costruiti intorno a contenuti, ritmo e accessibilità.
Progetti audiovisivi, regia, montaggio, scrittura visiva e dispositivi narrativi per lo schermo.
Ritratti, immagini editoriali e raccolte fotografiche con attenzione alla presenza e alla luce.
PROGETTO UNIVERSITARIO · 2026
Un corto sperimentale di montaggio d’archivio realizzato da Valentina Greco e Silvia Maria Carnevale. Immagini familiari, scolastiche e d’infanzia vengono ricomposte in una narrazione distopica sullo sguardo, l’assenza e ciò che continua a registrare.
nessuno venne a prenderli
Nessuno venne a prenderli è un corto sperimentale realizzato attraverso il rimontaggio di immagini d’archivio provenienti da Memoryscapes e dall’Archivio Storico Istituto Luce.
Frammenti di vita familiare, scolastica e infantile vengono decontestualizzati e ricomposti in una narrazione distopica: dopo un’interruzione anomala del flusso audiovisivo, gli adulti scompaiono e i bambini restano soli davanti alla camera.
Didascalie fredde, suoni perturbanti e accostamenti visivi suggeriscono che qualcosa — o qualcuno — abbia continuato a riprendere, sorvegliare e forse raccogliere ciò che resta dell’infanzia.
Il corto riflette sul potere del montaggio d’archivio, sul fuori campo e sulla possibilità che uno sguardo non umano continui a organizzare le immagini.
Progetto universitario
2026
Durata
2’ 29”
Regia, montaggio e ricerca d’archivio
Valentina Greco e Silvia Maria Carnevale
Immagini d’archivio
Memoryscapes / Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia
Archivio Storico Istituto Luce
Suono
Pixabay
Scuola Montessori di Amburgo — Archivio Storico Istituto Luce (link esterno)
ESPERIENZE SUL SET
Il percorso cinematografico di Valentina comprende anche ruoli e fasi differenti della produzione, dalla preparazione del set alla documentazione del processo creativo.
Continuità narrativa e visiva, raccordi, note di lavorazione e organizzazione delle informazioni sul set.
Ricerca, contatto e organizzazione degli interpreti in relazione alle esigenze del progetto.
Documentazione del processo creativo, delle persone e dell’atmosfera del set attraverso immagini destinate alla comunicazione e all’archivio della produzione.

REGIA WEB PER EVENTI LIVE
Da una richiesta iniziale — gestire le classifiche in tempo reale — è nata una regia web completa per coordinare presentazioni, video, voti dei giudici, reveal, spareggi e proclamazione del vincitore sul LED wall.
IDEAZIONE, SVILUPPO E REGIA LIVE
Ho progettato l’interfaccia e la logica operativa, sincronizzato il pannello Regia con il LED wall, preparato i contenuti e gestito il sistema durante la serata.

VIDEO / VOTI / CLASSIFICHE / LIVE
Demo guidata Loop Fest
La demo guidata viene caricata soltanto sul front-end, dopo il clic su Prova la regia.
FOTOGRAFIA
Fotografo persone, gesti e atmosfere cercando ciò che emerge quando la posa si scioglie: un’espressione, una luce, qualcosa che appartiene soltanto a quell’istante.
“Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia.”
Robert Doisneau

PROGETTO EDITORIALE E ARTISTICO
Non è nostalgia romantica. È nostalgia sporca, reale, un po’ ironica e un po’ amara. B MUSE parla a chi è cresciuto con miti enormi e oggi vive tutt’altro: hangover, ansie, relazioni complicate. Eppure, dentro, si sente ancora l’eterno giovane.
Da una parte l’immaginario iconico, dall’altra la realtà di oggi e un po’ di sana ironia. La nostalgia non è fine a sé stessa: ti lega a qualcosa che riconosci subito come tuo e poi lo sporca con la verità. Che sia una rockstar, un personaggio del cinema o una figura d’arte classica, il gioco è sempre lo stesso: prendere qualcosa di immortale e farlo atterrare nella vita reale, senza filtri.
Siamo tutti un pò un disastro… ma con un certo stile!
B MUSE — Be Different




Dietro il poster
Un omaggio ad Amy Winehouse, icona che ha reso amore, dipendenze e autodistruzione qualcosa di viscerale e impossibile da ignorare. Una voce e un’immagine diventate simbolo, capaci di trasformare il caos emotivo in qualcosa che resta.
Qui il “black” si sporca di quotidiano e diventa più vicino, più umano. Il bar è il posto dove non risolvi niente, ma ci torni lo stesso: versi tutto in un bicchiere, mescoli male e butti giù. Non per stare meglio, ma per starci dentro. E il giorno dopo arriva il conto: hangover, messaggi di troppo e quella sensazione familiare di aver già vissuto tutto.
Perché cresci, ma fino a un certo punto: cambia il corpo, cambia la testa… le dinamiche no. Stesse cadute, stessi ritorni, stesso loop. C’è ironia, ma non salva: rende solo il caos più guardabile.
L’illustrazione, dal segno vintage e deciso, restituisce Amy per quello che è sempre stata: viva, imperfetta, umana. Non un mito lontano, ma uno specchio che non racconta balle e restituisce riflessi.
Non è nostalgia romantica. È nostalgia sporca.
Email diretto info@spazio147.it

Dietro il poster
Un omaggio ai Nirvana che hanno reso il disagio, le contraddizioni e l’essere fuori posto qualcosa di normale. Non da nascondere, ma da vivere.
Be Like Nirvana prende quel “come as you are” e lo porta nella realtà di oggi, dove non hai più voglia di performare, di prepararti, di sembrare per forza qualcosa o qualcuno. Arrivi e basta.
Il punto non è essere impeccabili, ma esserci anche storti, anche stanchi, senza sbatti.
E quindi sì, vieni come sei… Anche in pigiama!
C’è ironia vera: quella che non ti migliora, non ti sistema, ma, piuttosto, elimina la finzione. Perché alla fine non siamo diventati più sicuri, solo più onesti su quanto siamo incasinati.
L’illustrazione, dal segno vintage e deciso, riporta quell’estetica iconica nel quotidiano, dove l’autenticità non è una posa ma una resa.
Niente stile, solo zero sbatti.
Email diretto info@spazio147.it

Dietro il poster
Un omaggio a David Bowie, icona che ha ridefinito cosa significa essere un eroe, trasformando identità, eccessi e contraddizioni in qualcosa di leggendario.
Bowie in Hangover prende proprio quell’illusione e la riporta nella realtà di oggi: quella in cui sì, potremmo essere heroes… ma il giorno dopo ne paghiamo le conseguenze.
Il punto non è più conquistare il mondo, ma sopravvivere al post-serata. Stessa voglia di sentirsi invincibili, stesso bisogno di esagerare, ma con un corpo che non dimentica e presenta sempre il conto: hangover, energie dimezzate e la sensazione di non avere più la stessa resistenza.
È lì che nasce l’ironia, nel divario tra quello che crediamo di essere e quello che siamo davvero. Perché l’idea di essere eroi non è sparita, si è solo adattata: dura meno, pesa di più e si scontra con una realtà molto meno epica.
L’illustrazione, dal segno vintage e deciso, restituisce Bowie come simbolo immortale, mentre la frase lo riporta esattamente dove siamo noi, tra slanci enormi e limiti molto più concreti.
Non è celebrazione, è riconoscimento.
E sì, possiamo essere eroi… ma con l’hangover.
Email diretto info@spazio147.it

Dietro il poster
Un omaggio ai Radiohead e a Creep, diventata l’inno di chi almeno una volta si è sentito fuori posto, inadeguato, troppo strano per stare bene dentro quello che agli altri sembrava venire naturale.
B MUSE prende quel disagio e lo trascina qualche decennio più avanti. Perché le crisi esistenziali sono rimaste, il sentirsi strani pure, solo che nel frattempo ci si sono aggiunti burnout, sonno arretrato e un corpo che ha iniziato ad avere tempi di recupero decisamente diversi dalle nostre intenzioni.
Eppure continuiamo a provarci. Usciamo, facciamo tardi, balliamo, beviamo e per qualche ora siamo ancora esattamente quelli di prima. Il problema arriva dopo, quando scopriamo che mentre noi ci sentiamo ancora ventenni, il nostro organismo evidentemente non è stato informato.
Ed è lì che “But I’m a creep” incontra il nostro presente: siamo ancora strani, ancora un po’ fuori posto, ancora perfettamente capaci di complicarci l’esistenza. E adesso siamo pure stanchi.
L’illustrazione, dal segno vintage e deciso, prende l’inquietudine di un brano diventato generazionale e la porta nella vita adulta, dove la voglia di vivere non è affatto diminuita. È il recupero che è diventato più lungo.
La testa ha ancora vent’anni. Il corpo vuole parlare con un responsabile.
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Dietro il poster
Un omaggio a Shining e a una delle immagini più inquietanti del cinema: le gemelle Grady, immobili nel corridoio dell’Overlook, con quell’invito a giocare che prometteva tutto tranne una serata tranquilla.
B MUSE lo riporta nella vita di oggi, dove però per spaventare davvero un millennial non servono più hotel infestati, visioni o porte sfondate a colpi d’ascia. A volte basta qualcuno che, dopo una giornata infinita, abbia ancora il coraggio di proporre di fare qualcosa.
Perché siamo cresciuti con l’idea che a trent’anni saremmo diventati adulti funzionanti e invece eccoci qui: burnout, sonno arretrato, batterie sociali perennemente in riserva e programmi che sembravano bellissimi quando li abbiamo organizzati tre giorni fa. Poi arriva il momento di uscire davvero e la risposta viene quasi spontanea: no raga, non ce la faccio.
Ed è qui che l’horror cambia forma. Da bambini avevamo paura delle gemelle dell’Overlook; oggi fa molta più paura un messaggio che dice: “Allora, ci vediamo stasera?”.
L’illustrazione, dal segno vintage e deciso, prende un’immagine cult e la trascina nella stanchezza cronica della vita adulta, dove il vero jumpscare non è incontrare qualcuno nel corridoio: è scoprire che il programma è ancora confermato.
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Dietro il poster
Un omaggio ad Arancia Meccanica, film che ha trasformato violenza, provocazione e libero arbitrio in uno degli immaginari più disturbanti e riconoscibili della storia del cinema. Alex e i suoi Drughi erano pronti per un po’ della cara vecchia ultraviolenza; noi pure, teoricamente. Ma prima dobbiamo sapere cosa c’è nel bicchiere.
Ed è qui che A Clockwork Millennial fa atterrare il cult nella vita adulta: lo spirito è ancora quello della notte, dell’eccesso e del “facciamo casino”, ma nel frattempo il corpo ha iniziato ad avere opinioni proprie. Intolleranze, digestione, reflusso, hangover sempre più lunghi: possiamo anche abbandonarci al caos, purché qualcuno abbia controllato gli ingredienti.
L’ironia sta tutta nel contrasto tra una minaccia enorme e una richiesta tremendamente quotidiana. Perché forse non siamo diventati meno ribelli: abbiamo semplicemente aggiunto delle esigenze alimentari alla ribellione.
L’illustrazione riprende l’estetica provocatoria e inconfondibile del film e la sporca con una preoccupazione molto meno cinematografica.
Pronti per un po’ di sana ultraviolenza… ma senza lattosio.
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Dietro il poster
Un omaggio a Pulp Fiction, cult che ha trasformato criminali, dialoghi assurdi e violenza improvvisa in una questione di stile. Nel suo mondo puoi discutere di hamburger, massaggi ai piedi e cultura pop un secondo prima che la situazione degeneri completamente.
Ed è proprio lì che entra B MUSE. Ezechiele 25:17 può aspettare un attimo: prima finisco il frappè. Perché possiamo avere drammi da affrontare, conti da regolare e intere crisi esistenziali in sospeso, ma ormai abbiamo imparato almeno una cosa: le priorità vanno rispettate.
L’ironia sta nel ridimensionare l’epica senza toglierle carattere. Il millennial magari non ha risolto la propria vita, continua a rimandare conversazioni importanti e probabilmente ha già tre problemi aperti contemporaneamente, però quel frappè l’ha pagato e non intende lasciarlo a metà.
L’illustrazione riprende l’immaginario inconfondibile di Pulp Fiction e lo trascina nella nostra quotidianità, dove anche i momenti più solenni possono aspettare cinque minuti. Prima il frappè. Poi, eventualmente, la vendetta divina.
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Dietro il poster
Un omaggio alla Venere di Milo, simbolo immortale di bellezza classica e uno dei corpi più riconoscibili della storia dell’arte. Secoli passati a incarnare un ideale estetico, per poi ritrovarsi davanti al dilemma che riesce a mettere in crisi anche una dea: non so cosa mettermi.
GRWM Venere prende la perfezione scolpita nel marmo e la trascina dentro uno dei rituali più contemporanei: prepararsi per uscire, possibilmente dopo aver dichiarato almeno tre volte di non avere niente da mettere davanti a un armadio che sostiene il contrario.
Il contrasto è tutto lì: da una parte un’icona contemplata da generazioni, dall’altra una crisi da outfit tremendamente quotidiana. Perché puoi attraversare duemila anni di storia, diventare un canone universale di bellezza e finire al Louvre… ma questo non significa sapere cosa metterti stasera.
L’arte scende dal piedistallo, apre l’armadio e improvvisamente ci somiglia molto di più.
Duemila anni di bellezza assoluta. E ancora niente da mettersi.
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Dietro il poster
Testo da completare con la filosofia specifica dell’opera.
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JOURNAL
Cinema, serie TV, tecnologia, cultura pop, media e vita contemporanea. Uno spazio libero per articoli, analisi e riflessioni su ciò che mi incuriosisce, mi ossessiona o semplicemente merita più di uno scroll.
COSE CHE MERITANO PIÙ DI UNO SCROLL.

Stranger Things è diventata molto più di una serie TV: è un fenomeno culturale che ha saputo ricostruire gli anni ’80 come…

Una riflessione su amore e intelligenza artificiale, da Alan Turing a Black Mirror, passando per ChatGPT e il ruolo del comportamento nelle…
Contatto
Che sia fatta di immagini, codice, fotografie, video, parole o di tutte queste cose insieme: raccontami il progetto e vediamo dove può arrivare.
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